Come recuperare le minusvalenze entro il 2026 è una domanda che molti investitori si stanno facendo.
Le perdite generate negli anni precedenti possono infatti essere utilizzate per compensare plusvalenze future, ma solo entro un periodo limitato. Se non vengono recuperate entro i termini previsti dalla normativa fiscale, il beneficio si perde definitivamente.
In questa guida vedremo:
- come recuperarle prima della scadenza del 2026.
- cosa sono le minusvalenze
- quando scadono
- quali strumenti permettono di compensarle
Cosa sono le minusvalenze
Una minusvalenza è, in sostanza, una perdita realizzata su un investimento quando vendi o chiudi uno strumento a un valore inferiore rispetto al prezzo fiscale di acquisto. Non tutte le oscillazioni negative del portafoglio sono minusvalenze utilizzabili: finché non c’è un evento fiscalmente rilevante, come una vendita o una chiusura, la perdita resta solo “potenziale”. La compensazione fiscale, infatti, si aggancia al principio del realizzo.
Questo punto è fondamentale: vedere un titolo in rosso sul dossier non significa avere già un vantaggio fiscale disponibile. Quel vantaggio nasce quando la perdita viene effettivamente realizzata secondo le regole fiscali.

Come funzionano fiscalmente in Italia
Per capire come recuperare le minusvalenze entro il 2026 è fondamentale distinguere gli strumenti che generano redditi diversi da quelli che producono redditi di capitale.
Redditi diversi
Sono, in linea generale, i risultati di negoziazione su strumenti che possono generare plus o minus fiscalmente compensabili tra loro, secondo le regole della categoria. È qui che, normalmente, vive la minusvalenza da recuperare.
Redditi di capitale
Comprendono, in generale, proventi come interessi, cedole, dividendi e molti risultati positivi di OICR ed ETF armonizzati. Questi redditi, per struttura fiscale, non compensano le minusvalenze pregresse come fanno i redditi diversi. È proprio questo uno dei punti che crea più confusione tra gli investitori.
In pratica, puoi avere un portafoglio che “guadagna”, ma non per questo stai recuperando le minusvalenze. Dipende da come fiscalmente viene classificato quel guadagno.

Quali recuperare le minusvalenze entro il 2026
Qui bisogna essere molto concreti. In generale, gli strumenti che più spesso vengono utilizzati per generare plusvalenze compensabili appartengono all’area dei redditi diversi.
Azioni
Le plusvalenze da cessione di azioni rientrano ordinariamente tra i redditi diversi e sono tra gli esempi classici di guadagni che possono compensare minusvalenze pregresse.
Certificati
I certificati sono spesso citati nel mercato italiano come strumenti adatti alla compensazione delle minusvalenze, proprio perché possono generare componenti fiscalmente utili al recupero, a seconda della struttura del prodotto e del momento in cui il risultato si realizza. Anche Borsa Italiana dedica contenuti specifici alla fiscalità dei certificati e agli esempi di compensazione.
ETC/ETN in alcuni casi
Morningstar Italia ricorda che le plusvalenze da ETC possono essere compensate con minusvalenze realizzate, il che li rende fiscalmente diversi dagli ETF armonizzati sotto questo profilo.

Quali strumenti non compensano le minusvalenze
Qui si concentrano gli errori più frequenti.
ETF armonizzati
Per gli ETF armonizzati, i proventi positivi e le plusvalenze rientrano tipicamente nei redditi di capitale; per questo, il guadagno dell’ETF non è normalmente utilizzabile per compensare le minusvalenze pregresse. Diversi approfondimenti fiscali italiani ribadiscono questo punto.
Fondi comuni
La logica fiscale è simile a quella degli ETF armonizzati: il risultato positivo normalmente non compensa lo zainetto fiscale delle minus.
Cedole e dividendi
Cedole obbligazionarie e dividendi sono redditi di capitale. Quindi, anche se generano flussi positivi tassati, non sono lo strumento tipico con cui recuperi minusvalenze pregresse.
Obbligazioni governative
I classici BTP possono essere utili in ottica di portafoglio, ma la loro cedola non è la strada ordinaria per compensare minusvalenze. Anche qui il motivo è la natura del reddito generato, che è generalmente di capitale.
Quando scadono le minusvalenze
Questo è il punto centrale dell’articolo. Se una minusvalenza viene realizzata, può essere utilizzata entro il quarto anno successivo. Molti investitori cercano di capire come recuperare le minusvalenze entro il 2026, perché le perdite realizzate nel 2022 non potranno più essere compensate dopo quella data. In pratica, una minusvalenza maturata nel 2022 resta normalmente utilizzabile fino al 31 dicembre 2026; dopo quella data, se non compensata, si perde. La regola del riporto nei quattro anni successivi è richiamata sia dalla disciplina fiscale sia dai materiali divulgativi di Borsa Italiana sul regime amministrato e dichiarativo.
Per questo motivo il 2026 è un anno particolarmente importante per chi ha ancora in carico perdite del 2022.

Come recuperare le minusvalenze entro il 2026: esempio pratico
Immagina un investitore con:
- 10.000 euro di minusvalenze residue generate nel 2022
- nessuna altra plusvalenza compensabile fino a oggi
- un dossier titoli in cui possiede ETF in guadagno e alcune azioni o certificati
Se nel 2026 vende un ETF con 8.000 euro di guadagno, quel risultato positivo, in via ordinaria, non compensa le minusvalenze pregresse, perché il guadagno dell’ETF armonizzato è trattato come reddito di capitale. Le minus restano quindi ancora lì.
Se invece nel 2026 realizza 8.000 euro di plusvalenza su azioni o su uno strumento fiscalmente idoneo appartenente ai redditi diversi, allora quella plus può andare a ridurre lo zainetto fiscale. In quel caso resterebbero 2.000 euro di minus ancora utilizzabili fino alla scadenza del 31 dicembre 2026.
L’esempio serve a chiarire una cosa: non conta solo guadagnare, conta guadagnare con lo strumento fiscalmente giusto.
Errori comuni da evitare
1. Pensare che qualunque plusvalenza compensi qualunque minusvalenza
È l’errore più comune. In realtà conta la natura fiscale del reddito prodotto.
2. Aspettare dicembre per muoversi
Arrivare agli ultimi giorni dell’anno senza una strategia è rischioso. Potresti non avere il tempo tecnico per valutare alternative coerenti con il portafoglio e con il profilo di rischio.
3. Usare strumenti solo per il vantaggio fiscale
Recuperare una minusvalenza è utile, ma non dovrebbe mai diventare l’unico criterio di investimento. La scelta dello strumento deve restare coerente con obiettivi, orizzonte temporale e rischio.
4. Confondere rendimento netto e recupero fiscale
Un investimento può essere “fiscalmente utile” ma non adatto al cliente. Il recupero della minus non deve farti ignorare il rischio emittente, la durata o la concentrazione del portafoglio.
Strategie operative per recuperarle entro il 2026

Controlla subito lo zainetto fiscale
La prima cosa da fare è verificare quante minusvalenze hai, di quale anno sono e quando scadono. In regime amministrato l’intermediario tiene traccia della posizione fiscale; in regime dichiarativo il monitoraggio è ancora più importante. Borsa Italiana distingue chiaramente i regimi e le loro implicazioni operative.
Distingui portafoglio e fiscalità
Non basta sapere che hai minus in scadenza: devi capire quali strumenti già presenti in portafoglio potrebbero generare plusvalenze compensabili e quali no.
Valuta strumenti fiscalmente idonei
Azioni, certificati e, in certi casi, ETC possono essere parte della valutazione. Ma la scelta va fatta caso per caso, non “a catalogo”, perché struttura del prodotto, tempistiche e rischio contano quanto il profilo fiscale.
Evita decisioni puramente fiscali
Risparmiare imposta è utile, ma non a costo di peggiorare la qualità del portafoglio. Una cattiva operazione fatta per recuperare una minus può costarti più del beneficio fiscale ottenuto.
Muoviti con anticipo
Se hai minus del 2022, il 2026 è l’ultimo anno utile. Pianificare nei primi mesi o a metà anno è molto meglio che arrivare a ridosso della scadenza.
FAQ finali
Le minusvalenze del 2022 scadono nel 2026?
Sì, in via generale una minusvalenza realizzata nel 2022 è riportabile fino al 31 dicembre 2026, cioè entro il quarto anno successivo.
Gli ETF compensano le minusvalenze?
In positivo, gli ETF armonizzati in generale non sono lo strumento tipico per compensare minus pregresse, perché i proventi positivi rientrano normalmente nei redditi di capitale.
I certificati compensano le minusvalenze?
Spesso sì, a seconda della struttura fiscale del certificato e del modo in cui il risultato si realizza. È uno dei motivi per cui sono spesso usati in pianificazione fiscale del portafoglio.
Le cedole dei BTP recuperano le minus?
In generale no, perché le cedole sono redditi di capitale e non la tipica fonte di compensazione delle minusvalenze.
Posso recuperare le minusvalenze senza vendere ETF in guadagno?
Sì, perché il recupero dipende dalla realizzazione di plusvalenze fiscalmente compensabili, non necessariamente dalla vendita di ETF.
Ha senso fare tutto da soli?
Dipende dalla complessità del portafoglio. Se hai posizioni sparse tra banca, dossier, ETF, certificati e azioni, un controllo tecnico può evitare errori costosi.
Conclusione
Sapere come recuperare le minusvalenze entro il 2026 può fare la differenza tra perdere un beneficio fiscale o ridurre l’imposta sui guadagni futuri. Recuperare le minusvalenze entro il 2026 è possibile, ma solo se sai distinguere tra strumenti che producono redditi fiscalmente compensabili e strumenti che, pur andando bene, non ti aiutano a usare lo zainetto fiscale. Il punto non è inseguire una scorciatoia, ma costruire una scelta coerente: fiscale, finanziaria e patrimoniale.
Se hai minusvalenze in scadenza e vuoi capire se sono ancora recuperabili, la cosa più utile è fare una verifica concreta del portafoglio: importi, anni di formazione, strumenti detenuti e possibili alternative operative.



